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SAN MACARIO
Santo collesanese
vissuto tra il IX e il X secolo d.c.
a cura di Don Pino Vacca parroco
Alcune Notizie
iportiamo alcune notizie sulla vita di S. Macario, tratte dalla locandina curata dal Comune di Oliveto Citra (SA), in occasione della celebrazione del millenario del Santo, avvenuta solennemente nel 2005 e a cui abbiamo avuto l’onore e la gioia di partecipare nei giorni 23-24 maggio 2005.
«Vissuto tra la fine del X e gli inizi dell’XI sec., Macario (dal greco makarios, “felice”) nasce a Collesano, oggi in provincia di Palermo, da una famiglia già dedita alla vita religiosa. Scelgono, infatti, la vita monastica sia i genitori Cristoforo e Calì, sia il fratello Saba, poi divenuti anch’essi santi. La biografia di S. Macario corrisponde a quella dei cosiddetti “santi migratori”, ovvero quel gruppo di monaci di rito greco che, spinti da carestie e persecuzioni, lasciano la Sicilia risalendo la penisola. Con l’intera famiglia, Macario soggiorna a Messina e Reggio Calabria, fino a stabilirsi a Lagonegro.
 Qui fonda un monastero, del quale, morto Cristoforo, assume la guida Saba. L’attività di Saba e Macario è particolarmente intensa. Non è un caso che quest’area della Lucania, tra la fine del sec.X e l’inizio del sec.XI, cominci ad arricchirsi di chiese, cappelle e monasteri bizantini. Lo confermano precisi riferimenti storici che individuano in questo territorio un punto di passaggio tra due zone molto note dell’antico monachesimo “basiliano”: quella detta del Latiniano (da identificarsi, con ogni probabilità, con la regione del medio Sinni e con la zona del Lagonegrese) e quella dell’alta Val d’Agri.
Morto anche Saba, Macario assume la guida di numerosi monasteri, distinguendosi per il grande carisma, esercitato al servizio della fede e del popolo. Tempo dopo è costretto a ripartire, trovando ospitalità nel salernitano, dove trascorre gli ultimi anni di vita. Antichi codici riportano la sua morte alla metà del dicembre del 1005; la comunità di Oliveto Citra, elevatolo a Santo Patrono, conserva le sue reliquie in un busto argenteo allocato nella Chiesa Madre. Il Santo viene festeggiato ogni 24 maggio».
UN GEMELLAGGIO E UNA FRATERNA AMICIZIA
TRA OLIVETO CITRA E COLLESANO
Le reliquie di San Macario Abate si trovano ad OLIVETO CITRA (SA), presso la PARROCCHIA S. MARIA DELLA MISERICORDIA.
Padre Giuseppe Vacca, parroco di Collesano, ha visitato tale Comune nei giorni 27-28 Giugno 2002, ospite del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale, conoscendo, nel corso di tale visita, tutti i luoghi più significativi nella vita di S. Macario e in particolare la vecchia Chiesetta fuori paese, dove il nostro Santo visse da eremita e nella quale fino a pochi anni addietro si conservavano le sue spoglie, poi trasferite nella Chiesa Madre. Da questo luogo tanto caro agli abitanti di Oliveto, ha inizio la fiaccolata che si svolge la vigilia della sua festa.
Oliveto Citra si è imposto all’attenzione di tanti in seguito alla “apparizione” della Madonna - nel corso degli anni ’70 - all’ingresso del Castello medievale, da cui il titolo REGINA DEL CASTELLO con il quale viene venerata la Vergine. In seguito a questa “apparizione”, ad Oliveto è sorta la FONDAZIONE REGINA DEL CASTELLO, di cui è attualmente responsabile la signora De Bellis, che ci ha fatto dono del prezioso libretto dal titolo “S. MACARIO ABATE PROTETTORE DI OLIVETO CITRA – CENNI BIOGRAFICI E NOVENA”, pubblicato ad Oliveto il 9 aprile 2002.
La vita di San Macario è stata oggetto di ricerche accurate da parte del compianto Ciccio Scelsi e su di lui ha scritto anche il Parroco Don Angelo Onorato nel 1985, in un opuscolo dal titolo “Tornano dopo dieci secoli a Collesano i santi basiliani Saba e Macario”, in occasione della benedizione delle statue in bronzo di tali Santi, realizzate dal Prof. Pietro Giambelluca da Isnello e collocate nelle due nicchie del prospetto della nostra Basilica S. Pietro.
Tra le comunità di Collesano e di Oliveto Citra esiste un rapporto di fraterna amicizia, suggellato con il gemellaggio sottoscritto il 26 maggio 2004 dai sindaci di allora, il Prof. Rosario Rotondi e il Dott. Carmine Pignata, nel corso dei festeggiamenti in onore di Maria SS. dei Miracoli, durante i quali la comunità collesanese ha ricevuto in dono, per due giorni, le preziose reliquie di San Macario, che sono state portate solennemente in processione accanto al quadro che raffigura la nostra Patrona.
COLLESANO ed OLIVETO CITRA
Storia di un gemellaggio
San Macario e la sua famiglia di santi
a cura di Angelo Asciutto anno 2004
ra Collesano ed Oliveto Citra, comune in provincia di Salerno, c'è un legame antico. Ma sino al 1985 questo legame era noto a pochi e sconosciuto ai più. Infatti è stato solo in quell'anno grazie a delle ricerche accurate dal compianto Cicciu Scelsi e anche alla lodevole iniziativa del parroco del tempo Don Angelo Onorato, questa circostanza fu portata alla conoscenza di tutti. Il 16 ottobre 1985, infatti, sono state benedette dal Vescovo, con una grande cerimonia, le statue di San Saba e San Macario collocate poi in due nicchie laterali che sovrastano l'ingresso centrale della nostra Basilica di San Pietro. Guardando il prospetto della Basilica si possono osservare: a sinistra S. Saba, con le braccia aperte in atteggiamento orante o, come lo si può intendere anche, con le braccia tese ad abbracciare la comunità; e, a destra S. Macario, con le braccia incrociate sul petto, in contemplazione. I due bronzi sono opera del Prof. Pietro Giambelluca, noto scultore attivo a livello nazionale, originario di Isnello. Già allora Don Angelo ebbe a scrivere: "Tornano dopo dieci secoli a Collesano i Santi basiliani Saba e Macario".
 Ma, fino ad allora, non una chiesa, non un altare, né un quadro o una via che ricordasse questa famiglia di Santi collesanesi. Si, perché non solo Saba e Macario ma anche i loro genitori Cristoforo e Cali furono Santi! Caso forse non unico ma certo senz'altro raro. A tal proposito va detto, comunque, che a quell'epoca si diveniva Santi in vita, piuttosto che dopo la morte, come avviene oggi ed a seguito di un "processo", che a volte dura anni, che comporta la progressiva acquisizione di prove di miracoli verificatisi in virtù di intercessioni, prima di diventare degni dell'altare.
Con questo non vogliamo sminuirne affatto il valore; infatti allora la morte ne suggellava la consacrazione, che avveniva spesso per acclamazione, ma dopo una vita vissuta in odore di santità e costellata di opere degne: miracoli, guarigioni e fatti prodigiosi. La loro vicenda si svolge in pieno periodo di scorrerie saracene nell'isola con le immaginabili conseguenze negative nei confronti dei cristiani, considerati avversar! di fede, nonostante le comuni origini delle tre religioni monoteiste, e gli insegnamenti del Corano che invita alla tolleranza. L'invasione musulmana della Sicilia era iniziata nell'827, in un periodo di relativa tregua tra arabi e bizantini; e l'occasione era stata fornita dal comandante militare bizantino Eufemie che, per sedare una rivolta e consolidare il suo potere (si era proclamato imperatore), si era rivolto all'emiro Ziyàdat Allàh, sollecitandone l'intervento e pensando di tacitarlo con il pagamento di un tributo. L'operazione, con alterne fortune, si protrasse per circa due secoli e mezzo e, nello stesso periodo, si estese anche al meridione della penisola. Ma torniamo ai Nostri e incominciamo dal padre, Cristoforo, che ritroviamo a S. Filippo d'Agira, in provincia di Enna, centro spirituale del monachesimo bizantino fra i più importanti dell'isola, diretto da S. Niceforo. Ricevuto l'abito religioso si distingue per virtù e santità e la sua fama e i suoi insegnamenti generano altre vocazioni. Anche Saba e Macario entrano a far parte dell'Ordine dei Solitari del Beato Niceforo dedicandosi ad una vita di contemplazione e meditazione. E pure la madre Cali ben presto segue il loro esempio ritirandosi a vita solitaria in un convento, dopo aver rinunziato ai beni terreni in favore dei poveri. Diverrà badessa.
Ma a causa dell'occupazione musulmana, però, la loro vita non fu per niente tranquilla. Spinti dall'avanzare dei saraceni i cenobiti si spostano verso Messina dove S. Cristoforo assume la guida dell'Ordine. Successivamente si reca a Roma per visitare le tombe degli Apostoli e di ritorno fonda il monastero di S. Stefano presso Laino Castello. Si spegne il 17.12.990. Dopo che i musulmani giunsero fino a Messina, i Solitari furono indotti a togliere le tende e, varcato lo stretto, si fermarono prima a Reggio Calabria e successivamente proseguirono fino a Lagonegro, dove edificarono un convento trovandovi un pò di tranquillità. Morto S. Cristoforo, la guida dei Frati Solitari viene assunta da San Saba che muore il 6.2.995 nel monastero di S. Cesareo al Palatino e viene proclamato santo dal popolo. Anche lui si era recato a Roma per venerare i trofei degli Apostoli Pietro e Paolo e vi aveva fatto ritorno per ottenere la liberazione dei figli del principe di Salerno che erano stati fatti prigionieri dall'imperatore Ottone II.

La guida dell'abbazia era passata a Macario quando il fratello si era allontanato per recarsi a Roma. Superiore di diversi monasteri, Egli si distinse per il suo grande carisma che esercitò al servizio della fede ricolmando tutti di conforto e aiuto ed affrancando gli infermi da malattie, grazie al dono dei miracoli che Dio volle riservargli. Ma l'avanzata dell'Islam continuò, così che Lui e i suoi frati furono ancora una volta costretti a fuggire e a cercare un nuovo rifugio che trovarono in provincia di Salerno dove edificarono una nuova abbazia in una lussureggiante selva nei pressi di una sorgente. Qui i Solitari finalmente trovarono pace, e qui San Macario passò gli ultimi anni della sua vita che si concluse il 20.12.1005 (nella tradizione olivetana il 16 dicembre), acclamato Santo dai monaci. Un antico Codice attesta la presenza delle sue ossa "in un paese della provincia di Salerno" e prove deduttive portano ad affermare che i suoi resti sono proprio quelli conservati ad Oliveto Citra. Al di là dell'orgoglio per aver loro dato i natali, era tempo che Collesano riscoprisse questi illustri suoi figli che vanno additati ad esempio per la loro vita di santità tesa al bene, al prossimo, alla difesa della fede in un periodo difficile. Nel lontano 1985, l'iniziativa di Padre Onorato, allora parroco di Collesano, ha fatto nascere la curiosità. È nato così l'interesse dei collesanesi per San Macario ed Oliveto Citra, cui ci si sente in qualche modo legati. Interesse che è culminato con lo scambio di visite informali delle due Amministrazioni Comunali (il 24 maggio 2002, festa di San Macario, di quella di Collesano a Oliveto e di quella di questa comunità nel nostro centro, il 26 maggio 2003, per la ricorrenza della festività della Patrona Maria SS. dei Miracoli). Gli atti formali per il gemellaggio sono stati già perfezionati nei mesi scorsi dai due Consigli comunali. Mancava solo l'apoteosi che si realizza ora: dal 26 al 27 maggio 2004 San Macario sarà nella nostra Basilica ed il 26 maggio sarà in processione assieme a Maria SS. dei Miracoli, seguito da tutti i collesanesi uniti a tanti olivetani venuti per l'occasione. Dopo mille anni, dopo dieci secoli San Macario è finalmente ritornato a "casa". Dal punto di vista politico, economico e sociale sono previsti scambi e collaborazioni in vari settori.
Per quanto riguarda un impegno comune, per onorar questo legame e renderlo concreto, potrebbe essere quello di appoggiare e sostener l'inserimento di una Memoria nel calendario liturgico regionale, che dovrebbe essere rivisitato ed a tale scopo esiste già una candidatura.
Lettera del parroco Don Pino Vacca ai fedeli,
in occasione della venuta delle reliquie di S. Macario
a Collesano: 25-26 maggio 2004
Dopo dieci secoli!
A Collesano le reliquie di San Macario
ari fedeli,
quando nel giugno del 2002, dietro invito del Sindaco del Comune di Oliveto Citra (Salerno), sono stato a pregare S. Macario, le cui reliquie sono conservate nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria della Misericordia, nel mio cuore ho espresso il desiderio che in un prossimo futuro, queste reliquie potessero venire a Collesano.
Secondo un disegno provvidenziale, quella mia preghiera sta giungendo a compimento! In maniera inaspettata e oserei dire misteriosa, senza avermi attivato direttamente, San Macario TORNA a Collesano dopo dieci secoli e precisamente Mercoledì 26 Maggio c.m. nel giorno della festa della nostra Patrona Maria SS.ma dei Miracoli.
 In questo straordinario evento, non possiamo non ricordare quanto è stato fatto nell’ottobre del 1985 dal mio predecessore Mons. Don Angelo Onorato quando fece realizzare dall’artista Prof. Pietro Giambelluca da Isnello, le statue in bronzo dei Santi: Saba e Macario e collocate nelle due nicchie del prospetto della nostra Basilica.
Allora così ebbe a scrivere Mons. Onorato: “ . . . Il ritorno dei Santi Saba e Macario ci solleciti a conoscere la vita, ad imitare le virtù, a vivere secondo i loro insegnamenti, ad essere fedeli discepoli di Cristo, apostoli in una società scristianizzata, testimoni di vita cristiana”.
I tempi in cui visse San Macario erano molto difficili, l’invasione araba aveva segnato la vita della nostra Siclia, creando angoscia e scatenando persecuzioni da parte dei musulmani. Nessun dialogo esisteva tra cristiani e l’Islam, l’unica strada che veniva percorsa era quella della spada e della guerra. Oggi nella nostra terra approdano tantissimi fratelli di religione diversa e a noi uomini del terzo millennio viene offerta l’opportunità di arricchirci reciprocamente a condizione che accettiamo la via del dialogo e del rispetto della propria identità culturali e religiose. San Macario ci può aiutare a ricercare strade nuove per una pacifica convivenza e una crescita autentica dell’uomo.
Alla nostra Comunità Collesanese San Macario dà l’opportunità di rivedere la vita cristiana alla luce del Vangelo e sicuramente ci stimolerà ad una vita evangelica più autentica. Tutti ci stiamo rendendo conto dei grandi cambiamenti in atto e c’è urgenza e necessità di ispirarci a quanti hanno creduto nel Vangelo e lo hanno tradotto nella Carità, San Mario è tra questi.
Lui che è nato in questa nostra amata terra di Collesano dieci secoli fa, di certo ci spronerà ad un impegno maggiore verso la via della santità.
Un grazie sentito desidero esprimerlo alla Amministrazione del Comune di Oliveto e alla Comunità ecclesiale guidata dall’infaticabile Don Peppino, che da più di 50 anni guida la Parrocchia S. Maria della Misericordia in Oliveto. Grazie alla loro lodevole iniziativa possiamo realizzare un sogno che tanti nostri padri hanno accarezzato.
A nome di tutti voglio dire: san Macario, tu che hai ricevuto i natali in questa nostra amata collesano, e che per motivi contingenti sei stato costretto a rifugiarti al Oliveto (SA) dove hai guidato santamente i tuoi monaci, venendo in mezzo a noi, dopo dieci secoli di storia, benedici tutti noi e facci innamorare del Vangelo di Gesù Cristo per essere nel mondo di oggi veri e credibili testimoni del Signore Gesù. aiutaci a scoprire il valore della preghiera e della comunione. A te affidiamo tutti i nostri fratelli e sorelle provate dalla vita, i lontani e i vicini, i giovani come gli anziani. Fa che da questa nostra terra germogliano ancora tanti santi per portare nel mondo il vangelo dell’amore. Amen
Collesano 15 Maggio 2004
Don Pino Vacca parroco
A COLLESANO UNA EDICOLA A SAN MACARIO
In Piazza Plebiscito
11 DIC. 2005
 Nella meravigliosa poesia del Natale, in cui luci e colori si intrecciano, infondendoti nel cuore gioia e speranza, tutto questo per far festa a Gesù, luce del mondo, che nonostante tutto, viene ancora una volta a cercare e a incontrare l’uomo, poiché senza di Lui, il mondo è sempre più vuoto, sempre più triste.
In questa atmosfera gioiosa, oggi in questa piccola ma suggestiva Piazza, si accende una nuova luce, l’edicoletta in onore di San Macario, gloria e vanto della nostra Collesano a cui mille anni fa or sono gli ha dato i natali, Cristoforo e Calì, i suoi genitori, Saba il fratello, un’intera famiglia che ha scalato la vetta della santità, vivendo in pienezza il messaggio evangelico.
Macario, che affonda le sue radici in questa nostra terra, instancabile operaio, nella vigna del Signore, non mancherà sicuramente, di stimolare anche in noi lo spirito missionario, l’anelito, la tensione alla santità a questa grande meta, che dà senso alla vita, incarnando la parola di Gesù: “siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”.
Possa ogni famiglia della nostra comunità, sull’esempio di San Cristoforo e Calì, trasformarsi in piccola chiesa domestica, ove circoli il dialogo, l’amore, la preghiera, il servizio, con la consapevolezza di essere per i figli, loro affidati, i primi catec histi, modelli di comportamento cristiano, in questa società, in cui la famiglia sta attraversando una profonda crisi con le conseguenze che stanno sotto i nostri occhi.
Il nostro grazie sentito e riconoscente, va al nostro Parroco Don Pino, per questa lodevole iniziativa, che dà vigore alla nostra storia, che valorizza i mezzi che la pietà popolare ha inventato, patrimonio della nostra tradizione culturale.
L’idea poi di collocare l’edicoletta in questa Piazza è stata veramente geniale – all’ombra della Basilica – accanto alla Casa del catechismo, che quasi tutti i giorni, accoglie bambini, ragazzi e anche adulti per educarli alla fede, ai valori umani e cristiani, strappandoli ai nuovi pulpiti che sfornano elementi sempre più violenti, sempre più vuoti e insoddisfatti.
Un plauso tutto particolare va anche alla famiglia Grasso, che condividendo l’iniziativa, l’ ha sostenuta anche dal punto di vista economico.
La presenza di San Macario in questa Piazza, nella terra che gli ha dato i natali, possa suscitare anime dalla fede robusta, portatori di gioia e di speranza.
Al nostro Parroco, che lo contempla dalla sua finestra, rafforzi il suo slancio missionario, la fedeltà alla sua vocazione, per la gloria di Dio e il bene delle anime.
a cura Santina Barbera
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