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CHIESA

<< SANTA CATERINA O BADIA >>

SEC. XVI

(crollata il 15 marzo 1976)

 

  

Dall’archivio di Ciccio Scelsi ( 1926-2002)

 

  

“ In ricordo  della perduta chiesa di Santa Caterina”

Articolo pubblicato sul notiziario locale “Maron

 

L

a chiesa di Santa Caterina, con l’attiguo monastero delle Benedettine, si trovava a metà strada dall’attuale via Tommaso Villa. Era stata edificata dal nobile Giovanni De Jorno, Collesanese, verso il 1500. Questo nobile collesanese morì tra il 6.10.1550 ed il 9.10.1551.

Da parecchi anni chiusa al culto, mentre la burocrazia s’adoperava a riempire fascicoli di carteggio sul modo d’intervenire per salvarne le vetuste strutture murarie danneggiate dalle intemperie, il 15 marzo 1976 rovinava tanto da richiederne la completa demolizione. In essa, la ricchissima ornamentazione barocca, faceva bella cornice a numerose opere d’arte che vi erano custodite, fra cui: un quadro del ‘600, raffigurante San Benedetto e Santa Barbara, del famosissimo pittore Giuseppe

Salerno (rimasto sotto le macerie); un bel quadro di Santa Caterina, datato 1596, di Giuseppe Albina, detto il “Soccius” (oggi esposto nella Chiesa Madre); altro antichissimo quadro raffigurante lo spasimo di Maria Santissima sulla via del Calvario, firmato G. Marco La Vecchia (recuperato, danneggiato in parte); un fine Tabernacolo in mezzo rilievo di marmo bianco, scolpito nel 1643 e la bella tomba del De Jorno, scolpita in pietra nel 1551 (pure sistemati nella chiesa madre). Con il recupero dalle macerie della suddetta pesantissima tomba, ancora con i resti mortali dello stesso, si è pure voluto onorare un Collesanese che tanto contribuì, nel lontano passato, a rendere illustre il nostro paese.

 

Diario romanzato

della caduta della Chiesa di Santa Caterina

 

15 marzo 1976. un pomeriggio di un giorno come un altro, nella quasi deserta Collesano, il tempo minaccia pioggia; pensionati e sfaccendati affollano i diversi bar giocando a carte nelle sale pregne del fumo delle sigarette; i ragazzi hanno dovuto forzatamente rinunciare alla passeggiata pomeridiana lungo il corso Vittorio Emanuele, comunemente e impropriamente detto “ ‘a chiazza” , la piazza, inventando doverose ritardate visite a parenti ed amici. Improvvisamente un acquazzone toglie a tutti la sia pur residua speranza d’un serotino bel tempo. Aggredita dall’acqua che, uscendo di casa s’era augurata ritardasse tanto da consentirle il disbrigo di alcune faccende, “ ’a gna Lisa” (la signora Lisa), ha appena il tempo di ripararsi sotto la tettoia di un vecchio balcone della via Tommaso Villa. D’un tratto, un tonfo come di una casa che cade, ed una nuvola di polvere mista ad acqua la investe in tutta la persona, facendole quasi mancare il respiro. “Bedda Matri, chi succiriu?” (Madonna bella, che è successo?), grida la donna, ma mentre aiutandosi alla buona, usando le mani a mo di spazzola, tenta di far andare via la polvere dalla veste, smette di piovere. Tante gente comincia a far capolino da porte e finestre per rendersi conto dell’occorso. “Cariù ‘a chiesa (è caduta la chiesa) di Santa Caterina, grida a tutti “ ‘a gna Lisa”, prima testimone del vuoto fattosi accanto all’edificio della scuola elementare, ed in un batter d’occhio la strada diventa una affollata platea di grandi e piccoli davanti allo spettacolo delle macerie della chiesa, il cui tetto, a causa del cedimento del muro laterale sinistro, è completamente rovinato a terra.

Come ogni platea si dà a rumoreggiare, allorché lo spettacolo non è di pubblico gradimento, anche quel pomeriggio, la platea dei Collesanesi non volle essere da meno nell’elargire imprecazioni e motteggi vari, in lingua ed in dialetto, soprattutto all’indirizzo degli amministratori comunali d’allora. Questi ultimi, chiamati in causa, da spettatori, non perdono tempo a diventare attori, scaricando sugli amministratori Regionali, ogni colpa relativa alla rovina della chiesa, in quanto sordi ad ogni richiesta di sovvenzioni per la sua manutenzione.

Si è già fatta l’Ave Maria; è quasi buia ed ognuno se ne torna casa. I discorsi e le recriminazioni continueranno nella mattinata successiva ed ancora per un po’ di giorni, durante i quali, anche per non lasciare una situazione di pericolo, vengono fatti abbattere i monconi delle mura perimetrali della chiesa, rimasti in piedi, e la copertura della cappella centrale lesionata in diverse parti, in capo a pochi giorni, al posto della chiesa di Santa Caterina risalente ai primissimi anni del 1500, fondata assieme ad un attiguo Monastero del Collesanese  Giovanni De Jorno, nell’attuale via Tommaso Villa vi sarà una piazzetta, posteggio di macchine.

 

 

 

           

‘A CHIESA DI SANTA CATERINA

 

Doppu ca passaru quattrucent’anni

carìu a Chiesa di Santa Catarina;

ci fuòru ncùria, vicchiaia, malanni

 

 

Giuvanni De Jornu ca fatta l’avìa

ammàtula grirava tuttu scunsulato

Ma d’i Gulisanisi nuddu ‘u sintìa:

era nn’o tabbutu di petra curcatu!

 

‘U quatru d’a ran Santa si sarvàu

Si ni pirdìù unu di San Binirittu

Ittàtu ‘n terra fù nsòcchi ristàu

ogni cosa addivintàu chianuniettu!

 

Collesano, 1979    Francesco Scelsi (1926-2002)

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