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CHIESA
S. Domenico
( o dell’Annunziata Nuova )
di Rosario Termotto

Il primo insediamento a Collesano risale
alla metà del ‘400 e sembra che i primi
Padri Predicatori siano venuti dal
vicino «loco» di Isnello (C. Virga,
1887) i cui ruderi sono ancora visibili
nella vallata dell’Isnara, appena dopo
la località Mongerrati, confusi
con quella dell’antica Chiesa di S.
Leonardo già degli Agostiniani di S.
Giorgio di Gratteri.
A Collesano i Domenicani si
stanziano fuori le mura, nelle adiacenze
dell’odierno cimitero, presso una
chiesuola dedicata all’Annunziata
rimanendovi per poco tempo essendo
costretti ad abbandonare il loro
convento per «l’inclemenza dell’aeree»,
come scrive Rosario Gallo
(ms. 1736), che è la fonte principale di
questa nota.
In effetti la località di ubicazione nel
convento già nel toponimo «Gioppo»
evidenzia una condizione di insalubrità
dovuta allo stagnare delle acque del
torrente Mora, che proprio
confluiscono nel Roccella
generando, molto probabilmente, la
malaria. Il siciliano «Giuoppu», come
ancor oggi è chiamata la località.
Derivava dallo spagnolo Jope o dal
catalano Jop, termine che indicano
entrambi «un insetto che sta nell’umido»
(G. Gioeni, 1885). Ad aggravare la
situazione ambientale potrebbe anche
aver concorso il lino che in quel corso
d’acqua veniva messo a macerare, come
testimonia il toponimo «Fiume di lino»
col quale i collesanesi indicano quel
tratto del torrente Roccella. Le
condizioni ambientali sfavorevoli dunque
costringono i Domenicani all’abbandono,
che però ritornano nel loro convento
dietro concessione del Vescovo di Cefalù
del 20 aprile 1501. Vescovo è proprio un
domenicano: Rinaldo Monterò.
Circa mezzo secolo dopo un altro
spostamento questa volta definitivo.
Susanna Gonzaga, vedova del
conte di Collesano Pietro Cardona
II, fa erigere dentro le mura la Chiesa
dell’Annunziata Nuova ed
ottiene Breve Apostolico da Paolo III il
10 agosto 1547,
esecutar iato in Sicilia (per
effetto dell’Apostolica Legazia)
solo nel 1550 e controfirmato dal
Vescovo Francesco Aragona il 6
marzo 1551. Per effetto dell’atto, la
contessa può affidare la Chiesa a
regolari o secolari, secondo il suo
gradimento.
È così che, anche con il concorso del
Comune, tra il 1551 e il 1560 viene
costruito un nuovo convento sotto
titolo dell’Annunziata Nuova da
affidarsi ai Domenicani che avranno cura
della Chiesa annessa. Il nuovo convento
è oggi il Palazzo Municipale, mentre
quello precedente verrà chiamato
dell’Annunziata Vecchia.
Nella ricostruzione della vicenda dei
due conventi domenicani ho preferito
seguire la cronologia del notaio
arciprete Rosario Gallo perché
continuamente ancorata a precisi atti
notarili, piuttosto che quella più
generica del Pirri (ripreso dall’Amico)
o quella più recente del Cucinotta
(Popolo e clero in Sicilia…, 1986)
fondata, per questa parte, sul
«manoscritto Montalto» di Trapani. Le
date proposte dai vari storici hanno
discordanze significative.

Primo Vicario
del convento dell’Annunziata Nuova Frà
Vincenzo Saladino «il quale fu nostro
paesano e poi fondatore del convento di
S. Domenico di Castelbuono, come lo
dimostra il suo ritratto in quella
sacrestia». Così si esprime lo storico
collesanese Gallo, mentre dal Cucinotta
si apprende che il convento
castelbuonese viene fondato, sotto
titolo del Rosario il 25 aprile 1583 col
concorso del marchese Giovanni
Ventimiglia e dotato di terreni e bolle
anche da sua moglie.
Insediatisi all’Annunziata Nuova,
i Domenicani collesanesi mantengono pure
il dominio ed i possesso del loro
primitivo convento dell’Annunziata
Vecchia fino al 1571, quando dal 27
aprile di quell’anno si assiste ad una
serie di eventi che la tradizione locale
riconosce come i miracolo di Maria
Santissima (poi patrona di
Collesano) che non consentono di
lasciare incustodita e senza culto la
Chiesa dove si manifestano i fatti
prodigiosi.
Né d’altra parte i Domenicani sono in
condizione di assicurare il servizio
religioso in entrambe le chiese
dell’Annunziata.
In questo quadro, su richiesta di popolo
e giurati (amministratori comunali) i
Domenicani rinunciano in favore del
Comune alla Chiesa e al convento
dell’Annunziata Vecchia, che vengono
affidati ai Carmelitani per
passare dopo il 1594 ai Cappuccini sotto
il titolo di Maria Santissima dei
Miracoli. Per effetto della rinuncia il
Comune versa ai Domenicani 72 onze che
vengono impiegati dai frati per
costruire alcune case attorno al
convento. Il documento di rinuncia,
regolarmente ratificato dal Provinciale,
è stipulato il 26 maggio 1571 dal notaio
Giacomo Lanza. Al momento del loro
passaggio al nuovo convento i Domenicani
portano nella loro Chiesa il gruppo
marmoreo dell’Annunziata,
togliendolo dalla cappella di patronato
della famiglia Schimmenti. Si apre una
lunga lite che di conclude solo con
l’intervento del Visitatore Generale:
l’Annunziata rimane nella nuova Chiesa
Domenicana, agli Schimmenti vengono
riservati alcuni posti di sepoltura
nella stessa. È questo il gruppo
marmoreo riecheggiante moduli gaginiani,
che ancora oggi si conserva nella Chiesa
dell’Annunziata Nuova o del Rosario.
Già con i Cardona, ma poi anche
con i successivi conti di Collesano, i
PP. Predicatori possono contare
sull’elemosina di 10 salme annuali di
frumento che vengono regolarmente
corrisposte dalla Deputazione degli
Stati dei Moncada senza alcun «attrasso».
A metà del ‘600 il convento domenicano
registra oltre duecento onze di entrata
(per 175 introiti temporali, il resto
spirituali) che risultano dimezzate
circa un secolo dopo quando nello stesso
è in attività uno studio di filosofia
con lettore (professore) e tre studenti,
mentre per alcuni anni è in funzione uno
«studium» di teologia con altrettanti
studenti.
Poco dopo la metà del ‘600 consistenti
frane interessano la chiesa ed il
convento dei Frati Minori Conventuali e
nella circostanza viene trasportato
nella chiesa domenicana il mausoleo
marmoreo quattrocentesco con
le spoglie di Antonio Ventimiglia,
della moglie Elvira Moncada,
della loro figlia Costanza nonché
quelle di Pietro Cardona
morto alquanto dopo. Il mausoleo, datato
1402, costituisce una delle opere
più interessanti della chiesa.

Nella stessa permane una tela del 1623
con la Madonna del Rosario e
Santi erroneamente attribuita a Vincenzo
da Pavia, ma opera che abbiamo
documentato allo Zoppo di Gangi
Gaspare Bazzano. Certa anche la
paternità di una “Circoncisione”
seicentesca che va assegnata al pittore
collesanese Giovanni Giacomo Lo Varchi,
che sembra conoscere analogo tema
trattato dal Paladini.
Allo stesso Lo Varchi è
attribuibile la tela con “L’Immacolata”,
del pittore locale invece sono andati
quasi completamente perduti gli
affreschi con storie di S. Domenico, in
seguito al dissesto della Chiesa
conseguente alle frane del 1710.
L’architetto Napoli, lettore domenicano,
che cura il ripristino della struttura
fa ridurre l’altezza della chiesa «disgravandola
dal peso del tammuso con un tetto piano
edificandola con un nuovo arco». Ritengo
che in tale occasione sia stato anche
eseguito il bel bugnato a grossi conci
che funge da muro di sostegno del
terrapieno adiacente all’edificio,
mentre la trabeazione e le colonne che
incorniciano il portale d’ingresso sono
state rimosse da S. Maria dello
Stellario. Alle spese di consolidamento
concorre il Comune che vi destina per
tre anni le entrate della gabella
dell’ufficio del Mastro di Piazza che ha
il compito della vigilanza sui mercati,
fiere, merci, generi alimetari, ecc.
Nel 1769 il convento si arricchisce di
una seconda elevazione (G. Di Marzo,
Annotazioni a V. Amico).
Per effetto poi della legge del 1866
sulla soppressione delle corporazioni
religiose esso viene concesso al Comune
dal demanio statale come compenso del
quarto dei beni ecclesiastici e subito
dopo con delibera del consiglio comunale
del 13 aprile 1880, che approva il
progetto dell’ing. Giovanni Salemi Pace
destinato all’allocazione degli uffici
comunali, della caserma dei carabinieri
della pretura e degli uffici postali.
Dopo l’antico trasferimento di questi
ultimi e l’inaugurazione di una nuova
caserma, tutto il palazzo è destinato a
sede municipale. Alla ristrutturazione
ottocentesca ritengo vada collegato il
coronamento con merlatura «ghibellina»
delle ali laterali.
Alla presenza domenicana a Collesano è
dovuto il culto per S. Domenico, per la
Vergine del Rosario e quella per S.
Vincenzo Ferreri la cui festa, ancor
oggi celebrata l’ultima domenica di
luglio, risale all’inizio del ‘700. Agli
stessi Domenicani si deve l’istituzione
nel 1574 della Confraternita del Rosario
che ottiene il primo statuto il 2 giugno
1600 dal priore Frà Pietro Sunseri.
La Confraternita è ancor oggi attiva.
Padre Emanuele Dispensa, penultimo Rettore di S.
Domenico
Nato a Collesano il 24.12.1926
Ordinato Sacerdote il 13.04.1952
Morto a Collesano il 06.03.2003
Padre Vincenzo Corsello attuale Rettore di S.
Domenico dal 2005

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