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NOTE STORICHE

SULL’ORGANO A CANNE

 DELLA BASILICA S. PIETRO DI COLLESANO

di Rosario Termotto

  

Si tratta di uno dei più antichi organi storici di Sicilia ancora funzionanti. Esso, documentato per la prima volta nel 1983 da Francesco Scelsi,[1] è stato costruito nel 1627 da uno dei più qualificati maestri organari della prima metà del Seicento: Antonino La Valle, figlio del famoso Raffaele, caposcuola che domina la scena siciliana dell’arte organaria tra Cinquecento e Seicento[2].

 Nella diocesi di Cefalù sono ben cinque gli organi costruiti da Antonino La Valle ancora funzionanti: Cattedrale di Cefalù (in restauro), chiesa madre di Sclafani Bagni[3], chiesa madre di Caltavuturo (solamente la cassa), chiesa dell’Annunziata di Isnello (parzialmente rifatto da Giacomo Andronico nel ‘700) e Chiesa Madre Basilica di S. Pietro di Collesano. Dello stesso maestro sono, invece, andati perduti gli organi di S. Francesco di Polizzi, della chiesa madre di Pollina, della chiesa madre di Tusa, allora nella diocesi di Cefalù, della Matrice Vecchia di Castelbuono, allora nella diocesi di Messina[4], e quello della chiesa di S. Giovanni Battista a Collesano.[5]

Appare evidente che nella prima metà del Seicento, Antonino La Valle (1572 – 1645) è l’organaro di fiducia della Curia Vescovile di Cefalù che autorizza preventivamente l’ingente spesa necessaria alla costruzione di un nuovo organo.

  L’organo di Collesano arriva a coronamento delle importanti ristrutturazioni seicentesche della chiesa madre che hanno come protagonista principale il colto arciprete don Paolo Brocato: costruzione del cappellone centrale, decorazione con stucchi di Giuseppe Li Volsi e affreschi di Giuseppe Salerno nella cappella del Sacramento, decorazione del presbiterio con stucchi attribuiti ai Li Volsi e affreschi dello Zoppo di Gangi.[6]

 

  Proprio don Paolo, cui non manca una solida preparazione musicale per essere stato, all’inizio del Seicento, uno dei numerosi allievi della scuola di musica tenuta a Collesano dal francese Giovanni Gioffroi,[7] stipula un primo contratto con Antonino La Valle nel novembre del 1625. L’ondata di peste che in quegli anni sconvolge non solo Palermo, ma pure il nostro centro che fa registrare una media di 263 persone decedute l’anno, genera seri problemi di mobilità ed il contratto, senza particolari modifiche, viene reiterato nel 1626, a Palermo, dal sacerdote Nicasio Guarneri.[8]

  L’organo del 1627 di Antonino La Valle, che utilizza la precedente cassa cinquecentesca, costa la buona somma di 70 onze, versate a rate, oltre tutte le canne e i “ferramenti” vecchi del precedente strumento da consegnare nella bottega palermitana del maestro costruttore. Il nuovo organo, la cui spesa di trasporto Palermo- Collesano è a carico dei committenti, viene consegnato  prima del Natale del 1627. Sono ancora a carico della chiesa le spese di ospitalità, per mastro Antonino e un suo “famulo”, nei quindici giorni in cui il maestro “assetta” il nuovo strumento e le spese di cavalcatura degli stessi per andare e venire da Palermo a Collesano.

Nel corso del Seicento l’organo è stato accordato e revisionato, oltre che dallo stesso La Valle, da altri valenti maestri organari come Onofrio La Gala di Castel di Lucio, il sacerdote palermitano Bernardo Bonaiuto e il castelbuonese Michelangelo Guzzio[9].

 Nel Settecento (1703-04) sull’organo interviene il palermitano Antonino Sperandeo, non solo per l’accordatura, ma anche per sostituire i mantici, fare l’uccelliera e altri lavori. Successivamente si riscontrano Giuseppe Guzzio che accorda e conza l’organo con l’anno 1726-27 e il palermitano Michele Andronico che con i conti dell’anno 1753-54 riceve dalla chiesa madre poco più di due onze per accordatura  e riparazione.[10] Col 1763, un altro esponente della famiglia Guzzio, mastro Onofrio, ritorna a lavorare sull’organo della chiesa madre divenendo l’accordatore di fiducia per circa un trentennio, dal momento che risulta retribuito per tale motivo, quasi ininterrottamente, fino al 1791-92, quando gli subentra Giovan Battista Di Paola che riceve delle somme negli anni compresi tra il 1792-93 ed il 1797-98. Gli ultimi due maestri sopra citati vengono retribuiti dalla chiesa madre quasi annualmente per accordature e piccole riparazioni, mentre un intervento più impegnativo viene eseguito da Onofrio Guzzio che nel novembre del 1783 percepisce sette onze per bassoni nuovi[11].

Col 1799 accordatura e manutenzione dell’organo passano al castelbuonese Pasquale Pergola, uno dei maggiori organari siciliani dell’Ottocento[12]. La cura per l’organo è continua: i libri dei conti della chiesa madre di S. Pietro registrano annualmente compensi al citato maestro castelbuonese, quasi sempre 26 tarì, fino al 1814-15, senza alcuna interruzione. A volte (1812-13 e 1813-14), per acconci e rappecci al maestro viene erogato poco più di un’onza[13].

  Nell’Ottocento si registrano ancora due modifiche: la prima, nel 1880, ad opera di un figlio di Pasquale Pergola, Onofrio, e l’altra, registrata nei libri dei conti sotto l’anno 1886, per mano di Giuseppe Lugaro Andronico.

Della prima modifica dà contezza una inedita scrittura privata, datata Collesano 17 agosto 1880, che riportiamo integralmente: Per la presente privata scrittura si è convenuto quanto appresso tra il Sac. Liborio Di Bernardo qual procuratore di questa Parrocchiale Chiesa da una parte, e D. Onofrio Pergola fabbricante di Organi dall’altra.

Il Pergola si obbliga lavorare a tutte sue spese tre mezzi registri, uno cioè di Flauto, l’altro di voce Umana, ed il terzo finalmente di Ripieno. Le canne nell’intiero dovranno essere settantacinque costruite in tutta solidità armoniose rispondenti al scopo e secondo tutte le regole dell’arte.

Si obliga del pari fare consegna di tutte le superiori canne qui in Collesano e collocarle al posto loro conveniente facendo in modo di accrescere l’armonia e di rendere più completo l’Organo.

Il Di Bernardo si obliga dare al Signor Pergola lire centoquaranta dietro regolare consegna fattane e dopo aver trovato ogni cosa inapuntabilmente costruita e situata al posto proprio.

Il Di Bernardo farà allogiare il Signor Pergola e suo Asino nel luogo che a detto Di Bernardo piacerà dandogli qualche cosa di cibaria.

Le parti consentono a tutte le superiori condizioni ed obligazioni reciproche e si sottoscrivono

L. Di Bernardo

Onofrio Pergola.[14]

   Quanto scritto da Diego Cannizzaro per l’organo di Sclafani vale anche per quello di Collesano particolarmente adatto all’esecuzione di musica del repertorio rinascimentale e barocco.

   Dopo lunghi anni di silenzio, l’organo della basilica torna ora a suonare grazie all’indefesso impegno degli ultimi due parroci collesanesi, mons. Angelo Onorato e don Pino Vacca, che hanno saputo coinvolgere il Comune di Collesano, il Vescovo di Cefalù,  e la comunità collesanese, compresi gli emigrati in Italia e all’estero, nella raccolta delle ingenti somme necessarie  all’integrazione del finanziamento regionale volto al restauro dell’organo. Affidato alla bottega organaria Pedrini di Binanuova in provincia di Cremona, il restauro ha subito momenti di rallentamento per motivi di salute del titolare della ditta, Giuliano, cui è subentrato il noto Maestro Marco Fracassi che ci ha restituito l’organo in tutto il suo splendore e fascino.

 La cassa lignea è stata invece restaurata dalla ditta palermitana Nonsoloarte, mentre sulle tele è intervenuta la restauratrice Elisabetta Carcione della stessa ditta. Anche la Parrocchia si è fatta carico di parte dell’ingente peso finanziario richiesto dal restauro complessivo della parte strumentale, della cassa lignea e della decorazione pittorica.

 

Si tratta di un recupero che oltre a permettere l’arricchimento delle celebrazioni liturgiche, elevando lo spirito, ha una grande valenza culturale nel campo della storia dell’arte organaria.

 

                                                                                 

BIBLIOGRAFIA

 

Per l’organo:

 

Scelsi Francesco, L’organo di Mastro Antonino La Valle,  in  Maron pagine collesanesi, I, 3, agosto - settembre 1983.

 

Termotto Rosario, Organi e organari a Collesano (1599 - 1758) in   Maron pagine collesanesi, II, 17, dicembre 1984.

 

Dispensa Zaccaria Giuseppe, Organi e organari in Sicilia dal ‘400 al ‘900,      Palermo 1988.

 

Termotto Rosario, Documenti su alcuni organi dei paesi delle Madonie  in  Nico Marino – Rosario Termotto, Cefalù e le Madonie. Contributi di storia e di storia dell’arte tra XVII e XVIII secolo, Cefalù 1996.

 

Cannizzaro Diego, Le botteghe organarie palermitane nei secoli XVII, XVIII e XIX  in  «Per attratto e mastrìa». Organari siciliani tra XVI e XIX secolo, San Martino delle Scale 1998.

         

 Cannizzaro Diego, Cinquecento anni di arte organaria italiana. Gli organi della diocesi di Cefalù, Bagheria 2005.

 

Buono Luciano, ad vocem La Valle  in  Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 2005.

 

Per le tele:

 

Termotto Rosario, Giovanni Giacomo Lo Varchi pittore di Collesano (1606 –1683) un allievo dello Zoppo di Gangi  in   Bollettino della Società Calatina di Storia Patria e Cultura, 5-6, 1996-1997.


 

     Laboratorio della Ditta Pedrini a Binanuova (CR) 2006

       Cantoria dell’Organo con i 12 Apostoli restaurata

Particolare della Cantoria con i dipinti del Cristo e dell’apostolo Pietro

    Collesano 27 gen. 2008.  Concerto d’Organo con tromba

[1] Francesco Scelsi, L’organo di mastro Antonino La Valle  in   Maron, pagine collesanesi, I, 3, agosto- settembre 1983, pp. 5-6. Lo studioso collesanese, utilizzando i libri dei conti dell’Archivio Storico Parrocchiale,  riporta alcune note di pagamento ad Antonino La Valle.

[2] Su  Raffaele e Antonino La Valle cfr. Giuseppe Dispensa Zaccaria, Organi e organari in Sicilia dal ‘400 a ‘900, Palermo 1988, passim;  Diego Cannizzaro, Le botteghe organarie palermitane nei secoli XVII, XVIII e XIX   in  « Per attratto e mastria » Organari Siciliani fra XVI e XIX secolo, San Martino delle Scale, 1998, pp. 71-75; Diego Cannizzaro, Cinquecento anni di arte organaria italiana. Gli organi della Diocesi di Cefalù, Bagheria 2005; Luciano Buono, ad vocem  in   Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 2005.

[3] Per l’organo di Sclafani Bagni cfr. Rosario Termotto, Sclafani Bagni. Profilo storico e attività artistica, Palermo 2003; per quelli di Cefalù, Caltavuturo e Isnello cfr. Giuseppe Dispensa Zaccaria, Organi e organari cit. e Diego Cannizzaro, Cinquecento anni di arte organaria cit.

[4] Per l’organo di Castelbuono cfr. Antonio Mogavero Fina, Castelbuono – Notizie sull’antica Madrice «Maria SS. Assunta», Palermo 1978, pp. 44 - 45.

[5] Per  gli organi di Polizzi, Pollina e Tusa  cfr. Rosario Termotto, in corso di pubblicazione; per l’organo di S. Giovanni Battista in Collesano cfr. Rosario Termotto, Documenti su alcuni organi dei paesi delle Madonie   in   Nico Marino e Rosario Termotto, Cefalù e le Madonie. Contributi di storia e di storia dell’arte tra XVII e XVIII secolo, Cefalù 1996, pp. 27 - 35.

[6] Per questi lavori, cfr. Rosario Termotto, Collesano La Basilica di S. Pietro, Castelbuono 1992, passim.

[7] Cfr. Rosario Termotto, “Docere musicam et sonari di tasto”. Scuole musicali nelle Madonie del Seicento. Appunti archivistici  in   Bollettino Società Calatina di Storia Patria e Cultura, 7-9, 1998-2000, pp. 299-309.

[8] Per il contratto del 1626 cfr. Giuseppe Dispensa Zaccaria, Organi e Organari cit. p. 24.

[9] Per i maestri organari citati nel presente contributo cfr. anche Giuseppe Dispensa Zaccaria, Organi e organari cit. e Diego Cannizzaro, Cinquecento anni di arte organaria, cit.

[10] Per gli interventi del Seicento e del Settecento sopra citati cfr. Rosario Termotto, Organi e organari a Collesano (1599-1758)  in   Maron, pagine collesanesi, II, 17, Dicembre 1984, pp. 7-8.

[11] Per gli interventi di Giuseppe Guzzio, Giovan Battista Di Paola e Onofrio Guzzio cfr. ASPC, Fondo I, Chiesa Madre, sezione II, serie II, 3/136.

[12]ASTI, notaio Gaetano Bonforti, volume 6864, c. 1226r, Collesano, 23 aprile 1799, con liquidazione di  1.8 onze al maestro per pulizia dell’organo e fargli qualche acconcio. Un altro pagamento è documentato in data 28 settembre 1800 quando vengono liquidate  2.20 onze a Don Paschalis Pergola organarius Castriboni (ASTI, not. Vincenzo Gallo Tedaldi, vol. 6907, c. 123r).

[13] Per i compensi a Pasquale Pergola erogati tra il 1801-1802 ed il 1814-1815 cfr. ASPC, Fondo I, Chiesa Madre, sezione II, serie II, 4/137.

[14] Si tratta di una carta sciolta conservata in ASPC, Fondo I, Chiesa Madre, sezione III, serie VI, 4/227, 1.

 

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