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NOTE STORICHE
SULL’ORGANO A CANNE
DELLA BASILICA S. PIETRO DI COLLESANO
di
Rosario Termotto

Si tratta
di uno dei più antichi organi storici di
Sicilia ancora funzionanti. Esso,
documentato per la prima volta nel 1983
da Francesco Scelsi,
è stato costruito nel 1627 da uno
dei più qualificati maestri organari
della prima metà del Seicento:
Antonino La Valle, figlio del famoso
Raffaele, caposcuola che domina
la scena siciliana dell’arte organaria
tra Cinquecento e Seicento.
Nella diocesi di Cefalù sono ben
cinque gli organi costruiti da
Antonino La Valle ancora funzionanti:
Cattedrale di Cefalù (in
restauro), chiesa madre di
Sclafani Bagni,
chiesa madre di Caltavuturo
(solamente la cassa), chiesa
dell’Annunziata di Isnello
(parzialmente rifatto da Giacomo
Andronico nel ‘700) e Chiesa Madre
Basilica di S. Pietro di Collesano.
Dello stesso maestro sono, invece,
andati perduti gli organi di S.
Francesco di Polizzi, della chiesa madre
di Pollina, della chiesa madre di Tusa,
allora nella diocesi di Cefalù, della
Matrice Vecchia di Castelbuono, allora
nella diocesi di Messina,
e quello della chiesa di S. Giovanni
Battista a Collesano.
Appare
evidente che nella prima metà del
Seicento, Antonino La Valle (1572 –
1645) è l’organaro di fiducia della
Curia Vescovile di Cefalù che autorizza
preventivamente l’ingente spesa
necessaria alla costruzione di un nuovo
organo.
L’organo di Collesano arriva a
coronamento delle importanti
ristrutturazioni seicentesche della
chiesa madre che hanno come protagonista
principale il colto arciprete don
Paolo Brocato: costruzione del c appellone
centrale, decorazione con stucchi di
Giuseppe Li Volsi e affreschi di
Giuseppe Salerno nella cappella del
Sacramento, decorazione del presbiterio
con stucchi attribuiti ai Li Volsi e
affreschi dello Zoppo di Gangi.
Proprio don Paolo, cui non manca
una solida preparazione musicale per
essere stato, all’inizio del Seicento,
uno dei numerosi allievi della scuola di
musica tenuta a Collesano dal francese
Giovanni Gioffroi,
stipula un primo contratto con Antonino
La Valle nel novembre del 1625.
L’ondata di peste che in quegli anni
sconvolge non solo Palermo, ma pure il
nostro centro che fa registrare una
media di 263 persone decedute l’anno,
genera seri problemi di mobilità ed il
contratto, senza particolari modifiche,
viene reiterato nel 1626, a Palermo, dal
sacerdote Nicasio Guarneri.
L’organo del 1627 di Antonino La Valle,
che utilizza la precedente cassa
cinquecentesca, costa la buona somma di
70 onze, versate a rate, oltre tutte le
canne e i “ferramenti” vecchi del
precedente strumento da consegnare nella
bottega palermitana del maestro
costruttore. Il nuovo organo, la cui
spesa di trasporto Palermo- Collesano è
a carico dei committenti, viene
consegnato prima del Natale del 1627.
Sono ancora a carico della chiesa le
spese di ospitalità, per mastro Antonino
e un suo “famulo”, nei quindici giorni
in cui il maestro “assetta” il nuovo
strumento e le spese di cavalcatura
degli stessi per andare e venire da
Palermo a Collesano.
Nel corso
del Seicento l’organo è stato accordato
e revisionato, oltre che dallo stesso La
Valle, da altri valenti maestri organari
come Onofrio La Gala di Castel di Lucio,
il sacerdote palermitano Bernardo
Bonaiuto e il castelbuonese Michelangelo
Guzzio.
Nel
Settecento (1703-04) sull’organo
interviene il palermitano Antonino
Sperandeo, non solo per l’accordatura,
ma anche per sostituire i mantici, fare
l’uccelliera e altri lavori.
Successivamente si riscontrano Giuseppe
Guzzio che accorda e conza
l’organo con l’anno 1726-27 e il
palermitano Michele Andronico che con i
conti dell’anno 1753-54 riceve dalla
chiesa madre poco più di due onze per
accordatura e riparazione.
Col 1763, un altro esponente della
famiglia Guzzio, mastro Onofrio, ritorna
a lavorare sull’organo della chiesa
madre divenendo l’accordatore di fiducia
per circa un trentennio, dal momento che
risulta retribuito per tale motivo,
quasi ininterrottamente, fino al
1791-92, quando gli subentra Giovan
Battista Di Paola che riceve delle somme
negli anni compresi tra il 1792-93 ed il
1797-98. Gli ultimi due maestri sopra
citati vengono retribuiti dalla chiesa
madre quasi annualmente per accordature
e piccole riparazioni, mentre un
intervento più impegnativo viene
eseguito da Onofrio Guzzio che nel
novembre del 1783 percepisce sette onze
per bassoni nuovi.
Col 1799
accordatura e manutenzione dell’organo
passano al castelbuonese Pasquale
Pergola, uno dei maggiori organari
siciliani dell’Ottocento.
La cura per l’organo è continua: i libri
dei conti della chiesa madre di S.
Pietro registrano annualmente compensi
al citato maestro castelbuonese, quasi
sempre 26 tarì, fino al 1814-15, senza
alcuna interruzione. A volte (1812-13 e
1813-14), per acconci e rappecci
al maestro viene erogato poco più di un’onza.
Nell’Ottocento si registrano ancora
due modifiche: la prima, nel 1880, ad
opera di un figlio di Pasquale Pergola,
Onofrio, e l’altra, registrata nei libri
dei conti sotto l’anno 1886, per mano di
Giuseppe Lugaro Andronico.
Della
prima modifica dà contezza una inedita
scrittura privata, datata Collesano 17
agosto 1880, che riportiamo
integralmente: Per la presente
privata scrittura si è convenuto quanto
appresso tra il Sac. Liborio Di Bernardo
qual procuratore di questa Parrocchiale
Chiesa da una parte, e D. Onofrio
Pergola fabbricante di Organi
dall’altra.
Il
Pergola si obbliga lavorare a tutte sue
spese tre mezzi registri, uno cioè di
Flauto, l’altro di voce Umana, ed il
terzo finalmente di Ripieno. Le canne
nell’intiero dovranno essere
settantacinque costruite in tutta
solidità armoniose rispondenti al scopo
e secondo tutte le regole dell’arte.
Si
obliga del pari fare consegna di tutte
le superiori canne qui in Collesano e
collocarle al posto loro conveniente
facendo in modo di accrescere l’armonia
e di rendere più completo l’Organo.
Il Di
Bernardo si obliga dare al Signor
Pergola lire centoquaranta dietro
regolare consegna fattane e dopo aver
trovato ogni cosa inapuntabilmente
costruita e situata al posto proprio.
Il Di
Bernardo farà allogiare il Signor
Pergola e suo Asino nel luogo che a
detto Di Bernardo piacerà dandogli
qualche cosa di cibaria.
Le
parti consentono a tutte le superiori
condizioni ed obligazioni reciproche e
si sottoscrivono
L. Di
Bernardo
Onofrio Pergola.
Quanto
scritto da Diego Cannizzaro per l’organo
di Sclafani vale anche per quello di
Collesano particolarmente adatto
all’esecuzione di musica del repertorio
rinascimentale e barocco.
Dopo
lunghi anni di silenzio, l’organo della
basilica torna ora a suonare grazie
all’indefesso impegno degli ultimi due
parroci collesanesi, mons. Angelo
Onorato e don Pino Vacca, che hanno
saputo coinvolgere il Comune di
Collesano, il Vescovo di Cefalù, e la
comunità collesanese, compresi gli
emigrati in Italia e all’estero, nella
raccolta delle ingenti somme necessarie
all’integrazione del finanziamento
regionale volto al restauro dell’organo.
Affidato alla bottega organaria Pedrini
di Binanuova in provincia di Cremona, il
restauro ha subito momenti di
rallentamento per motivi di salute del
titolare della ditta, Giuliano, cui è
subentrato il noto Maestro Marco
Fracassi che ci ha restituito l’organo
in tutto il suo splendore e fascino.
La cassa
lignea è stata invece restaurata dalla
ditta palermitana Nonsoloarte,
mentre sulle tele è intervenuta la
restauratrice Elisabetta Carcione della
stessa ditta. Anche la Parrocchia si è
fatta carico di parte dell’ingente peso
finanziario richiesto dal restauro
complessivo della parte strumentale,
della cassa lignea e della decorazione
pittorica.
Si
tratta di un recupero che oltre a
permettere l’arricchimento delle
celebrazioni liturgiche, elevando lo
spirito, ha una grande valenza culturale
nel campo della storia dell’arte
organaria.
BIBLIOGRAFIA
Per
l’organo:
Scelsi Francesco, L’organo di Mastro
Antonino La Valle, in Maron pagine
collesanesi, I, 3, agosto - settembre
1983.
Termotto Rosario, Organi e organari a
Collesano (1599 - 1758) in Maron
pagine collesanesi, II, 17, dicembre
1984.
Dispensa Zaccaria Giuseppe, Organi e
organari in Sicilia dal ‘400 al
‘900, Palermo 1988.
Termotto Rosario, Documenti su alcuni
organi dei paesi delle Madonie in
Nico Marino – Rosario Termotto,
Cefalù e le Madonie. Contributi di
storia e di storia dell’arte tra XVII e
XVIII secolo, Cefalù 1996.
Cannizzaro Diego, Le botteghe
organarie palermitane nei secoli XVII,
XVIII e XIX in «Per attratto e
mastrìa». Organari siciliani tra XVI e
XIX secolo, San Martino delle Scale
1998.
Cannizzaro Diego, Cinquecento anni
di arte organaria italiana. Gli organi
della diocesi di Cefalù, Bagheria
2005.
Buono Luciano, ad vocem La Valle
in Dizionario Biografico degli
Italiani, Roma 2005.
Per
le tele:
Termotto Rosario, Giovanni Giacomo Lo
Varchi pittore di Collesano (1606 –1683)
un allievo dello Zoppo di Gangi
in Bollettino della Società Calatina
di Storia Patria e Cultura, 5-6,
1996-1997.
Laboratorio della Ditta
Pedrini a Binanuova (CR)
2006
Cantoria dell’Organo
con i 12 Apostoli restaurata
Particolare
della Cantoria con i dipinti del
Cristo e dell’apostolo Pietro
Collesano 27 gen.
2008. Concerto d’Organo con tromba
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